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Sindrome del Tunnel Carpale

La Sindrome del Tunnel Carpale appartiene alla categoria delle cosiddette Sindromi Canalicolari ed è caratterizzata da un progressivo “intrappolamento” del nervo mediano al carpo, in un canale che prende il nome di “tunnel carpale”. La malattia è molto più frequente nelle donne, ed in molti casi interessa entrambe le mani. La sintomatologia è costituita da parestesie (formicolio) alle prime quattro dita della mano, sensazione di scosse e difficoltà progressiva ad eseguire alcuni semplici gesti quotidiani. Tale patologia ha generalmente un carattere peggiorativo e progressivo, fino a comportare risvegli notturni dolorosi nelle fasi avanzate.

Per effettuare la diagnosi è necessario un esame elettroneurografico, che ci informa circa il grado di funzionalità del nervo mediano.

Esistono approcci conservativi per il trattamento di questa condizione che comprendono terapia farmacologica, terapia infiltrativa, immobilizzazione o protocolli fisioterapici. Tuttavia spesso non sono risolutivi e forniscono risultati solo parziali.

Per restituire spazio al nervo mediano e consentire un ritorno ad una funzionalità nervosa adeguata è indicato un intervento chirurgico. L’intervento consiste nella sezione del legamento trasverso del carpo, che costituisce il tetto del tunnel carpale, se necessario associato a neurolisi (rimozione delle aderenze peri-nervose) del nervo mediano. Viene eseguito solitamente in regime ambulatoriale ed in anestesia locale. L’esecuzione dell’anestesia locale è fastidiosa, ma il dolore provocato svanisce in pochi istanti. La tecnica operatoria utilizzata per la sindrome del tunnel carpale prevede generalmente una piccola incisione sul palmo della mano. Dopo l’intervento viene applicata una medicazione sterile ed un bendaggio elastico. Durante la prima settimana di convalescenza, è consigliabile cercare di tenere la mano in posizione più elevata rispetto al gomito. Sono consentiti i piccoli movimenti per le comuni attività quotidiane senza tuttavia compiere sforzi eccessivi, ed evitando assolutamente di bagnare la medicazione. Tutto ciò facilita il processo di guarigione e consente un precoce ritorno alle abituali attività. Può essere utile un antidolorifico nei primi giorni dopo l’intervento. Sono previste medicazioni, mentre i punti vanno rimossi dopo circa 15 giorni. Può essere consigliata talvolta della kinesiterapia ausiliaria, soprattutto per la risoluzione completa dei casi più gravi. L’attività lavorativa può essere ripresa dopo 2-5 settimane, a seconda del lavoro eseguito dal paziente.

È un errore non muovere la mano per paura di avvertire dolore. Una prolungata posizione scorretta della mano dopo l’intervento può causare la formazione di edema. Tale evenienza, che complica la guarigione, va accuratamente evitata mantenendo la mano nella giusta posizione e riprendendo precocemente il movimento delle dita. Le infezioni sono un evento molto raro, ma grave. Per tale motivo la medicazione deve essere mantenuta molto pulita. Talvolta è presente un dolore ai lati della cicatrice operatoria. Tale dolore – denominato dagli inglesi “pillar pain” – si risolve quasi sempre nel giro di qualche settimana, eventualmente con l’ausilio della laserterapia. Nei casi in cui la malattia sia presente da molti anni, nelle persone anziane e quando il danno del nervo risulti grave, la risoluzione della sintomatologia può essere solo parziale e/o molto lenta nel realizzarsi: ciò dipende dal danneggiamento prolungato a cui il nervo mediano è stato sottoposto nel corso del tempo, la cui ripresa può pertanto essere incompleta. In ogni caso è necessario attendere un tempo minimo di 6 mesi prima di fornire un giudizio definitivo. Se la sindrome del tunnel carpale è presente anche nell’altra mano, questa va operata solo dopo la guarigione della prima.

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